Il videoclip ora è ufficialmente un’opera d’arte

Non solo i film, anche un videoclip può essere arte. Dopo anni di battaglie e una petizione caduta nel vuoto, è un decreto firmato oggi dal ministro della cultura Franceschini a riconoscere la dignità, ma anche l’accesso ai contributi statali ai video musicali che la legge italiana equiparava alle pubblicità e ai video porno.

“I video musicali hanno interpretato e interpretano al meglio l’immaginario popolare, facendo sognare intere generazioni e sono delle opere d’arte. Per questo motivo non c’era motivo di escluderli dalle agevolazioni fiscali. Stamattina, quindi, ho corretto un errore”

Queste le parole del ministro Franceschini.

Con i cambiamenti epocali arrivati con internet, i videoclip costituiscono la fetta in assoluto più grande, ben il 95%, dei video cliccati. Il videoclip è senza ombra di dubbio una delle più innovative e diffuse forme di comunicazione al mondo.

Tant’è che tra gli autori di videoclip si trovano tante stelle della regia, da Martin Scorsese, chiamato da Michael Jackson per Bad, a Roman Polanski, che insieme a Salvati, autorità italiana del settore, firmò Angeli di Vasco Rossi. E ancora: Tim Burton ha diretto i The Killers in Bones, singolo estratto dal loro secondo album Sam’s Town; David Lynch ha firmato un video per Wicked Game di Chris Isaak. E Sofia Coppola, che dopo il successo di Lost in translation si è provata nell’opera lirica, non si è negata incursioni nel settore musicale, dirigendo per esempio i The White Stripes in I just don’t know what to do with myself.

Nato negli anni ’50, il videoclip sembra essere tra l’altro ‘un’invenzione’ tutta italiana. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto dal Cinebox, in pratica un juke-box con lo schermo che riproduceva le pellicole dei video musicali realizzati dai cantanti dell’epoca. Costruito dai fratelli Angelo e Giovanni Bottani nel 1959, era stato pensato per la diffusione dei filmati musicali a colori nelle sale interne dei bar. Il primo videoclip sarebbe quindi il filmato musicale de La Gatta di Gino Paoli, girato proprio per il prototipo del Cinebox. Certo da allora si è fatta tantissima strada, a partire soprattutto dagli anni Ottanta con le prime televisioni tematiche con un palinsesto tutto musicale.

Il videoclip ora è ufficialmente un'opera d'arte

Il videoclip è la palestra perfetta per far crescere qualsiasi filmmaker: c’è il racconto, c’è la tecnica, c’è tutto nel tempo di una canzone. E i contenuti sono “i più visti del web”.

Nel 2017 l’appello firmato da tutti i nomi più blasonati del pop italiano, da Vasco Rossi a Venditti, non aveva raggiunto l’intento. Nell’incontro di una settimana fa al Collegio Romano è andata decisamente meglio. Franceschini ha ammesso l’errore precedente e si è impegnato a riparare con un decreto che grazie al tax credit potrà essere importante anche per il turismo: “Ve lo immaginate che pubblicità per il nostro paese se una grande star internazionale venisse a girare un video in Italia? Ora sarà molto più facile” ha chiuso il regista Stefano Salvati.

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